Sembra la cronaca di una regata in svolgimento, invece costituisce il triste epilogo di una manifestazione che quest’anno non è stata all’altezza degli anni migliori per colpa del vento. Iniziamo da capo.
Giulianova e il suo skipper Sergio Quirino Valente avevano preparato meticolosamente la gara, mettendo a punto la barca (“Vola Vola”), l’equipaggio (un mix di italiani e croati agli ordini di Alan Hood), gli allenamenti (vincendo in Settembre tutto quello che si poteva) e sperando in una serena e ventilata giornata agonistica. Ma contro la Superiore volontà… nulla si può! Che qualcosa non andasse per il verso giusto si era capito sin dal sabato sera: un violento acquazzone condito da raffiche di gelida bora aveva funestato la grande festa che i triestini sono soliti organizzare in occasione dell’evento, per cui immense difficoltà logistiche hanno imposto ai velisti (pensate: 1750 barche che avranno spostato sul golfo, come minimo, 15.000 persone) di ripararsi nelle rispettive location senza animare l’altra regata di terra, cioè lo struscio sulle rive intorno ai colorati stands. Durante la notte però il tempo aveva dato segni di ripresa anche se i siti meteo annunciavano per la domenica: NIENTE VENTO! (purtroppo quando sul golfo è così, sono dolori per tutti). La mattina sveglia alle 6,30, colazione alle 7,00 e alle 8,00 tutti in barca per gli ultimi ritocchi e prendere finalmente il largo. Avete presente 1750 barche, appunto, sul golfo che alle 10,00 - ora RAI – partono insieme per dar luogo alla bagarre sportiva? Giulianova si muove con il suo passo spedito e velocissimo grazie a una bavetta da sud di 3 nodi. “Vola Vola” va talmente veloce che ben presto si trova a lottare ad armi pari con i più grandi: la leggerezza dello scafo di 12 metri e la imponenza del piano velico lo consentono. Esimit, Maxi Jena, Shining, Wild Joe, Aniene (cioè barche tiratissime di oltre 25 metri) si staccano e allungano subito, insomma una ventina di barche si stanno giocando la Barcolana e “Vola Vola” è lì in mezzo. Gli spettatori dislocati su qualsiasi genere di battello inscenano un tifo da stadio, 2 elicotteri sorvolano il campo di regata e le riprese televisive si concentrano sui primi che ormai sfilano per raggiungere lentamente la prima boa in Slovenia lasciando una scia appena visibile con le vele quasi piene di un vento più apparente che effettivo. Tensione al massimo. Passano i primi… e il 12° posto assoluto diviene una realtà palpabile, anzi reale perché Giulianova vira alla prima boa in quella posizione, per mantenerla sino alla seconda quando il vento ancora si avverte. Ok, pochissima aria, ma quanto basta. Passata però la seconda boa, iniziano i menzionati dolori meteo: una “bonaccia” così estesa non si ricordava da secoli e manco a farlo apposta, doveva capitare proprio il giorno della Barcolana! Alle 17,30 (tempo limite), dopo 7 ore e 30 minuti di inutili ricerche di un vento inesistente, tutti a casa! Game over. Neanche il tempo di imprecare (contro chi?) e via a casa mogi mogi. Non ci voleva proprio. Insomma, diciamolo pure: una brutta Barcolana. La improbabile classifica stilata su diverse postazioni (traguardo e cancello della terza boa) premierà come di consueto “Vola Vola - Giulianova” nella categoria (che comunque costituisce sempre un risultatone), ma stavolta non è quello che conta. Resta la grandissima soddisfazione di essersi giocata più di metà Barcolana alla pari, con i più titolati avversari… e se ci fosse stato un refolo di vento.
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