
Cinquanta euro era la “tassa di occupazione del suolo pubblico” pretesa per ogni ragazza che avesse inteso “vendersi” in quello che il V.V. riteneva, evidentemente, un proprio feudo territoriale, conquistato, a suo dire, in virtù di anni trascorsi in carcere per vecchie vicende legate, ancora una volta, ad episodi di violenza e prostituzione e che, secondo il suo personalissimo modo di intendere il diritto e le sue regole, gli avrebbero per l’appunto conferito un potere assoluto su chiunque in quel feudo avesse voluto lavorare. Non aveva però fatto i conti, “Badea”, con l’insofferenza delle giovani connazionali, le quali, dopo un periodo di sottomissione alle sue pretese economiche, si erano determinate ad emanciparsi ed a recidere qualsiasi vincolo di assoggettamento, suscitando ovviamente l’ira dell’uomo per la perdita di un, tutto sommato, facile e quotidiano guadagno. La reazione violenta del V.V. non si era fatta attendere e, per le “ribelli”, erano iniziate notti di minacce e, in alcune occasioni, di percosse. Neanche questa volta, tuttavia, il V.V. aveva fatto bene i suoi conti: le ragazze infatti, lungi dall’accettare sommessamente tutto ciò, decidevano di rivolgersi alla Polizia. Quest’estate personale della locale Squadra Mobile raccoglieva, pertanto, diverse denunce nei confronti del V.V. V.. Una delle denuncianti, in particolare, riferiva di essere stata avviata - dietro pesanti minacce - alla prostituzione dal V.V.a partire dal 2009 quando non aveva ancora compiuto 18 anni e di esser stata costretta, a consegnargli circa 400 euro a sera. Aggiungeva anche che il V.V., per nasconderne la minore età in caso di eventuali controlli di polizia, l’aveva dotata di una fotocopia di un documento d’identità rumeno riportante false generalità ed un fittizia data di nascita. Tutte le ragazze erano concordi nell’affermare che il V.V. aveva loro imposto una sorta di “tassa di esercizio”, pretendendo con la forza e dietro minacce di morte, il pagamento da ciascuna di loro della somma di 50 euro al giorno per poter esercitare la prostituzione nel tratto di strada di cui rivendicava l’assoluto controllo. Dal racconto delle vittime emergeva, inoltre, una corresponsabilità nei reati denunciati di due giovani rumene – dedite anch’esse al meretricio nella zona della pineta sud - e di un pescarese, cui il V.V. aveva demandato il compito di controllare sulla strada le prostitute dal medesimo sfruttate e di riscuoterne i proventi e/o i 50 euro pretesi per la “occupazione” del posto. Le attività d’indagine intraprese dalla Squadra Mobile consentivano nell’acquisizione di importanti riscontri a quanto denunciato e, in tale contesto, venivano altresì identificati e deferiti all’A.G., per i reati di sfruttamento della prostituzione (anche in danno di persona minore di età) ed estorsione continuata (sia consumata che tentata): • V.M.S., cittadina rumena di anni 19; • M.C.I., cittadina rumena di anni 22; • P.G., cittadino italiano di anni 58. Il solo V.V.è stato altresì segnalato per il reato di falso, per aver contraffatto il documento d’identità rumeno poi consegnato in copia alla giovane prostituta, all’epoca ancora minorenne. Il P.M. titolare delle indagini, dr.ssa Mirvana DI SERIO, sulla scorta delle risultanze investigative, richiedeva l’emissione di misura di custodia cautelare per il V.V. V., ritenendo sussistenti nei suoi confronti gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, estorsione continuata (consumata e tentata) e falso, ravvisando altresì il pericolo di reiterazione dei reati contestati. Il G.I.P. presso il Tribunale di Pescara, dr.ssa Maria Michela DI FINE condividendo l’impianto accusatorio, emetteva quindi ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti del V.V. V., alias “Badea”, alias LUNGU V., nato il 11.09.1978 a Sadova (Romania), ivi residente, attualmente domiciliato in Francavilla (Ch), provvedimento eseguito nella mattinata odierna da personale della Squadra Mobile di Pescara, nonostante il tentativo dell’uomo di abbozzare un tentativo di fuga alla vista degli Agenti. Come sopra accennato, non è la prima volta che il V.V. ha a che fare con la giustizia. Già nel 2007, infatti, era stato tratto in arresto dalla locale Squadra Mobile per aver, unitamente ad un suo connazionale, abusato sessualmente di una sedicenne, anch’ella rumena, all’epoca dei fatti ospite, a Pescara, presso un centro di accoglienza per minori. Il V.V., dopo esser riuscito, per mezzo di un’altra minorenne fidanzata con un suo amico (poi arrestato e condannato per lo stesso reato), ad avvicinare ed avere la fiducia della ragazza, l’aveva violentata, tentando altresì di indurla a prostituirsi. Per tali episodi il V.V.è stato condannato nel 2010 dal Tribunale di Pescara a 6 anni di reclusione.
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